Analizzare i dati Covid della Protezione Civile con Excel e Power Query

Nel 2020 il mondo si è trovato ad affrontare una delle più gravi emergenze sanitarie degli ultimi decenni. Durante la pandemia da Covid-19 milioni di persone hanno seguito quotidianamente l’evoluzione dei contagi, dei ricoveri e delle vaccinazioni. Dietro ai grafici mostrati dai telegiornali e alle dashboard consultate ogni giorno c’era però qualcosa di ancora più importante: la disponibilità dei dati.

In Italia il Dipartimento della Protezione Civile ha scelto di pubblicare quotidianamente le informazioni epidemiologiche in formato aperto attraverso un repository pubblico su GitHub. Questa scelta ha consentito a ricercatori, giornalisti, sviluppatori, amministrazioni e semplici cittadini di accedere agli stessi dati ufficiali utilizzati dalle istituzioni.

È proprio questo il significato degli Open Data: rendere il patrimonio informativo della pubblica amministrazione disponibile affinché possa essere consultato, analizzato e riutilizzato da chiunque.

Gli Open Data non rappresentano soltanto uno strumento tecnologico. Sono un elemento fondamentale della trasparenza amministrativa e dell’accountability, perché consentono ai cittadini di comprendere meglio i fenomeni, verificare l’efficacia delle politiche pubbliche e sviluppare nuove forme di conoscenza e di partecipazione.

Perché gli Open Data sono importanti

Quando un dato pubblico viene pubblicato in formato aperto non si limita ad essere consultabile: può essere elaborato, confrontato con altre fonti informative e utilizzato per costruire nuovi servizi.

Da questo principio derivano numerose opportunità:

  • favorire la trasparenza dell’azione amministrativa;
  • sostenere la ricerca scientifica;
  • permettere la realizzazione di applicazioni e servizi innovativi;
  • facilitare il controllo diffuso sull’operato delle istituzioni;
  • promuovere decisioni fondate su dati oggettivi.

Gli Open Data rappresentano quindi uno dei principali strumenti attraverso i quali una società può diventare più informata, più consapevole e più partecipativa.

I formati aperti

Affinché un dato possa essere realmente riutilizzato è necessario che venga pubblicato in un formato aperto e leggibile automaticamente dai software.

Tra i formati più diffusi troviamo:

  • CSV, ideale per dati tabellari;
  • JSON, oggi largamente utilizzato nelle API e nelle applicazioni web;
  • XML, molto diffuso nello scambio strutturato di informazioni;
  • RDF, utilizzato nell’ambito dei Linked Open Data e del Web Semantico.

La scelta del formato non è un dettaglio tecnico: determina quanto facilmente un dato possa essere elaborato e integrato con altre fonti informative.

Un esempio concreto

Per comprendere davvero il valore degli Open Data è sufficiente costruire una semplice analisi.

Nel caso dei dati Covid-19, è possibile collegare Microsoft Excel direttamente al repository pubblico della Protezione Civile utilizzando Power Query. Ogni aggiornamento pubblicato viene così acquisito automaticamente, consentendo di realizzare grafici, tabelle pivot e analisi statistiche senza dover inserire manualmente alcuna informazione.

L’esempio riportato in questo articolo mostra volutamente una rappresentazione molto semplice: l’andamento temporale dei nuovi casi.

Lo scopo non è costruire il grafico più sofisticato, ma dimostrare come un patrimonio informativo pubblico possa trasformarsi rapidamente in conoscenza.

Da qui il passo verso dashboard interattive, strumenti di Business Intelligence o modelli di analisi più complessi è sorprendentemente breve.

Oltre la semplice rappresentazione dei dati

L’analisi descrittiva rappresenta soltanto il primo livello di utilizzo degli Open Data.

Una volta raccolti e organizzati, gli stessi dati possono alimentare modelli statistici, sistemi di Business Intelligence e algoritmi di Intelligenza Artificiale capaci di individuare correlazioni, evidenziare anomalie e persino formulare previsioni sull’evoluzione dei fenomeni osservati.

È questo il passaggio che trasforma un insieme di dati in uno strumento di supporto alle decisioni.

Gli Open Data non sono quindi soltanto un esercizio di trasparenza amministrativa: costituiscono una risorsa strategica per la ricerca, l’innovazione e la crescita della conoscenza collettiva.

Gli Open Data non servono soltanto agli sviluppatori

Rendere disponibili dati pubblici in formato aperto significa consentire a chiunque di comprendere come opera un’amministrazione, verificare gli effetti delle decisioni pubbliche e costruire analisi indipendenti. In questo senso gli Open Data rappresentano uno degli strumenti più concreti attraverso cui si realizza il principio di accountability: rendere conto del proprio operato in modo trasparente, verificabile e riutilizzabile.

📥 Esempio pratico

Per chi desidera sperimentare direttamente gli Open Data, metto a disposizione il file Excel utilizzato per realizzare il grafico mostrato in questo articolo.

Il file utilizza Power Query per collegarsi automaticamente al repository pubblico della Protezione Civile. È quindi possibile aggiornare i dati con un semplice clic e osservare come cambia l’andamento della pandemia nel tempo.

Il suo scopo non è fornire un modello definitivo, ma mostrare come sia possibile partire da dati pubblici aperti per costruire analisi, grafici e dashboard personalizzate.

Nota: al primo avvio Excel potrebbe chiedere di autorizzare il download dei dati da Internet. Si tratta del normale comportamento di Power Query quando aggiorna una sorgente esterna.